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Realtà Virtuale e Realtà Aumentata a Sostegno dell’Autismo e della Sanità

Mentre in Italia si continua a discutere se la Realtà Aumentata e la Realtà Virtuale saranno davvero tecnologie in grado di rivoluzionare e contribuire concretamente alla crescita del mercato, all’estero l’argomento è letteralmente sfuggito di mano, arrivando a toccare tutte le possibili aree di sviluppo dalla sanità all’autismo.

La possibilità di far interagire due mondi diversi in modo familiare ed accessibile, sembra aver aperto uno spiraglio di fiducia nel settore della sanità inglese che vede questo progresso come un’opportunità per comunicare qualcosa di risaputo in modo nuovo e diverso, sfruttando la AR come strumento che crea impegno, empatia ed azione sociale.

In occasione della National Blood Week 2016, il British National Health Service ha condotto una campagna di Realtà Aumentata (AR) per invogliare la gente alla donazione. Nell’NHS, i partecipanti su una strada trafficata di Londra sono stati catturati da un grande cartellone con raffigurata l’immagine di una persona bisognosa di una donazione. Mettendo un adesivo sul loro polso e posizionandoci sopra la fotocamera del telefono è stato possibile effettuare una donazione di sangue simulata che ha raccolto, indovinate un po’? Più di 200.000 donatori.

Se questo non vi ha ancora convinto, forse non conoscete i progressi che si stanno raggiungendo riguardo l’autismo grazie agli applicativi VR.

Secondo quanto riportato dall’Independent, il dottor Nigel Newbutt, capo associato del dipartimento di comunicazione del design di Uwe Bristol, negli ultimi 6 anni ha svolto ricerche di VR per assistere gruppi autistici nel combattere barriere sociali. Utilizzando la tecnologia OCULUS RIFT il dottore ha seguito uno studio in cui osservava il comportamento di persone affette di autismo in un immersivo scenario virtuale.

Risultato? Sfruttare le logiche della VR permetterebbe di immergere la persona in un’ambiente più accessibile e familiare, uno spazio in cui sentirsi a proprio agio e personalizzare l’ambiente circostante così come si vorrebbe vederlo, piuttosto che come è, permettendo di ridurre le crisi e il senso di confusione dei soggetti sensibili.

Un’app per occhiali VR potrebbe aiutare i bambini con autismo a concentrarsi e interagire con le persone modificando quelle espressioni facciali o quegli ambienti ostili che provocano disagio portando, secondo Newbutt, a un miglioramento delle proprie abilità sociali.

In uno studio Blue Room del 2014 a NewCastle, le proiezioni a parete hanno fornito una terapia cognitivo-comportamentale virtuale in scenari pre-immaginati per bambini autistici con fobie specifiche. Quattro bambini hanno superato completamente le loro fobie.

La domanda non è che una: quando si comincerà a ragionare in questo modo anche in Italia?

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